Quanti pervertiti abbiamo invitato sul nostro profilo?

Da

Cosa è un hashtag? Per molti una moda, la scrittura di decine di paroline magiche e strane sigle che vanno da #swag a #yolo, quasi come se fosse un rituale per avere più visibilità ed univerbare frasi lunghe quanto un cantico della Divina Commedia:  #ioodioandareascuola.

In realtà sono “contenitori” di argomenti di ricerca, un po’ come le etichettedi un pensiero.  Una volta familiarizzato con i trending topic (le parole più utilizzate del giorno, ndr), è facilissimo trovare con un click qualunque messaggio pubblico di qualunque sconosciuto: scrivere un #girl o un #selfie è la chiave per accedere a milioni di fotografie di ragazze e ragazzi nelle pose più strane, provocanti ed imbarazzanti, in una spasmodica ricerca di Mi Piace: ci sono ragazze che raccolgono decine di migliaia di seguaci grazie alle loro curve, altre invece che raccolgono consensi grazie a foto di torte o dei trucchi.

Quanta pazienza ci vuole per scriverli tutti?

Quanta pazienza ci vuole per scriverli tutti?

Attenzione ai followers!
Per lo più si tratta di teenagers che vogliono farsi i fatti altrui e ragazzi che vogliono tentare timidi approcci virtuali, ma, fra i “Mi Piace”, si nascondono anche diversi adulti dalle intenzioni ben poco carine.

Il gruppo io odio i maniaci di merdanacque su Facebook proprio per pubblicare le fotografie di conversazioni oscene intraprese da adulti depravati con ragazze liceali che hanno prontamente inviato gli screenshot, inorridite. Chissà quante avranno invece accettato ricariche del cellulare in cambio di sesso in cam”.

A suon di denunce e segnalazioni da parte degli stessi pervertiti, però, la pagina è stata chiusa proprio perché è illegale pubblicare fotografie e corrispondenza di una persona… anche se per una buona causa.

Tanti altri utenti sono silenziosi: scaricano centinaia, migliaia di immagini online e le immagazzinano nel computer per godere durante momenti osceni. La Polizia Postale ne incastra decine ogni anno, spesso trovando dietro gli schermi degli insospettabili signori: dall’ottantenne di Teramo all’impiegato delle poste di Roma che aveva nel suo pc circa 700.000 fotografie di ragazze e bambine.

Se non dovesse bastare, la fantasia non ha limiti: alcune persone si fingono procuratori di famose agenzie di moda e fotomodelle, richiedendo fotografie di suggestionabili quindicenni, possibilmente in costume.

Sono assai frequenti questi messaggi: attenzione!

Sono assai frequenti questi messaggi: attenzione!

Ed i genitori?

Aiutano i malintenzionati con la deliziosa goffaggine dell’adulto che entra nel mondo dei ragazzi. Statistiche alla mano, a settembre e gennaio fioriscono gli hashtag #primogiorno #scuola, con collegate fotografie delle mamme digitali che abbracciano i pargoletti con il grembiule o della figlia che entra al liceo. Tutto su profili senza restrizioni della privacy.

La gioia dei pervertiti: basta poco per individuare la targa di un’auto che appare in foto, riconoscere una strada o la stessa facciata della scuola. Nel caso peggiore, basterebbe una ricerca su Google per recuperare altre informazioni.

Come difendersi?

È impossibile essere invisibili online, come anche è impossibile non utilizzare più il Web.

Se contattati da qualcuno, bisogna parlare, parlare, superare l’imbarazzo ed ancora parlare con la famiglia: molti genitori hanno trovato, con somma sorpresa, le foto dei propri silenziosi figli fra le vittime dei “maniaci di merda”.

Con il tanto discusso Facebook è semplice proteggersi: basta impostare la privacy nel pannello di controllo su “solo amici” ed evitare l’aggiunta di sconosciuti fra gli amici. Twitter ed Instagram sono invece di natura pubblici: l’unica buona ricetta in questo caso è evitare di inviare troppe informazioni di sé e non abbondare con gli hashtag inutili: meglio un like in meno che un #maniaco in più.