Incontro all’università Federico II: “Il business dell’Ecomafie nel settore dei rifiuti”

Un seminario per approfondire il business delle organizzazioni criminali e le operazioni di contrasto poste in essere dallo Stato

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Nell’ambito del LEMIC “Laboratorio di Economia e Management delle Imprese Criminali” – un ciclo di seminari volto all’approfondimento del business delle organizzazioni criminali e delle operazioni di contrasto poste in essere dalla magistratura e dalle forze dell’ordine- organizzato da Roberto Vona, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università Federico II e dal Dott. Giovanni Conzo, sostituto procuratore della DDA di Napoli, si è tenuto oggi alla facoltà federiciana di Economia e Commercio a Monte Sant’Angelo l’ incontro dal titolo “Il business dell’Ecomafie e gli investimenti nel settore dei rifiuti della criminalità organizzata”.

“La monnezza è oro, dotto’” diceva ventidue anni fa il pioniere della gestione illegale dei rifiuti tossici Nunzio Perrella, imprenditore camorrista e poi primo collaboratore di giustizia; e sembra ancora essere così. “La gestione illegale dei rifiuti è un tema ormai trito e ritrito eppure in sostanza quello che accade oggi è ciò che accadeva vent’anni fa” spiega il magistrato DDA Maria Cristina Ribera, che da almeno un ventennio si occupa di ecomafia “perché la camorra offre un servizio, un pacchetto completo (ricezione rifiuti, trasporto e smaltimento) e pertanto finisce per imporsi sul mercato”.

Tutto ciò è possibile solamente attraverso varie tecniche illegali come il cosiddetto “giro di bolla”- camion carichi di rifiuti tossici che partono dall’impresa produttrice e transitano in un’azienda intermedia dove le bolle di accompagnamento degli stessi rifiuti vengono riscritte e i materiali oggetto del documento da tossico-nocivi diventano innocui- o per esempio, il cambio di destinazione del rifiuto (che preferibilmente, secondo l’impostazione normativa europea, dovrebbe essere “recuperato” e solo in caso di impossibilità smaltito) ovvero portare materiali che sarebbero da smaltire e perciò soggetti alle molte autorizzazioni del caso in impianti di recupero “falsi” che dovrebbero accogliere materiali da differenziare e pertanto rientrare in un sistema più blando di autocertificazioni.

“L’esistenza dell’ecomafia è dovuta, tra l’altro, a diverse carenze delle amministrazioni locali e all’assenza dello Stato ed è legata a motivi endemici e sociali per cui la soluzione non può solo essere giudiziaria” continua il magistrato “quello che è fondamentale, dunque, è sottrarre la ricchezza alla criminalità organizzata attraverso la confisca dei suoi beni”.

Il comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato, Generale Sergio Costa, invece, ha raccontato come e quante volte le organizzazioni criminali lucrano sullo smaltimento illegale: le loro imprese ottengono appalti pubblici (commesse) per costruire strade; scavano perciò nei terreni agricoli per ottenere i materiali edilizi e poi i “buchi” prodotti vengono ricoperti con tonnellate di rifiuti e infine tombati; gli stessi campi vengono messi nuovamente a coltivazione; in ogni fase di questo processo le imprese criminali – sempre più complesse dal punto di vista societario e di difficile identificazione- realizzano guadagni. Ma il problema non è tanto il processo in sé ma chi “accende” tutto l’iter ovvero l’imprenditore che- per abbattere il costo di smaltimento rifiuti che rappresenta per un’impresa tra il 20 e il 25% del costo di produzione-  crea la richiesta e quindi la domanda di mercato. La criminalità poi, a poco a poco, inizia a controllare l’impresa stessa e si appropria di altre fette di mercato attraverso una manovra di dumping con l’offerta di prodotti sottocosto che spingono  le imprese “sane”  a uscire dal mercato perché non riescono a reggere una concorrenza  così sleale.

Il reato ambientale è un effetto del reato d’impresa; fintanto che non verrà prodotta una nuova legge sull’evasione fiscale la normativa sugli eco reati approvata ieri dal Parlamento servirà a molto poco” spiega perciò il comandante.