Expo 2015: l’Italia è solo Lombardia.

Da
Basta una verdura meridionale per far scoppiare polemiche furiose, anche quando non si tratta di un prodotto della Terra dei Fuochi.

La mascotte dell’Expo 2015 ha, infatti, fatto scoprire i nuovi orizzonti dell’infinita fantasia nel creare polemiche contro il Sud Italia: si tratterà di un personaggio arcimboldiano disegnato dalla Disney, composto da tanti ortaggi e frutti dai nomi che saranno decisi da tutti i bambini d’Italia, grazie ad un sondaggio nazionale. Il nome scelto per la prima delle mascotte, l’aglio, è stato “Guagliò”.

Tante battaglie mediatiche sono state condotte per convincere l’opinione pubblica e le imprese a non acquistare più ortofrutta dal sud e… adesso un terùn dovrà rappresentare Milàn nel mondo? Brivido. Terrore. Raccapriccio.

L'aglio della discordia

L’aglio della discordia

Si tratta di un atto di sciacallaggio, sono stati utilizzati degli innocenti bambini per giustificare l’attacco della giuria contro la cultura lombarda” ha esclamato Alberto Rivolta, segretario provinciale leghista. Inoltre “una parola napoletana che rappresenta Milano ed i Lombardi è l’ennesimo insulto di stampo mediterraneo contro l’identità del Nord” ha poi aggiunto il partito lumbàrd.
D’altronde, “Evidentemente a questo sondaggio hanno partecipato più bambini del sud. Ma si sa: al nord sgobbiamo, qui non perdiamo tempo”, conclude il coro Mario Giordano su Libero.

Su Internet e sui blog la fantasia degli utenti vola invece fra insulti da querela, cori da stadio ed analisi geo-politiche serie come una puntata di Mistero.

Sono però tutti d’accordo: il Sud non deve rappresentare l’Italia.

 

L’Expo vuol mostrarsi allora come vetrina lombarda e padana ed il resto d’Italia c’azzecca ben poco, nonostante si tratti di un evento nazionale: si è capito sin dalle premesse, quando, nel 2012, il Comune di Napoli chiese all’Europa di invalidare i bandi di gara per appalti che ammettevano solo aziende del Nord, precisamente in un limite massimo di 350km da Milano. “Chilometri zero” era lo slogan, “La camorra non trucca i nostri concorsi” era il sottotitolo. La realtà si è tradotta con un “Dal Po in giù, il denaro non c’è più”, anche perché i gadget con le mascotte frutteranno 150 milioni di Euro nelle previsioni. E neanche il lumbàrd più fondamentalista polemizzerebbe mai sui guadagni procurati da un maledetto aglio terrone.

Ci pensa proprio Salvo Nugnes (casertano!), manager dell’agenzia Promoter, a gettare acqua sul fuoco: “si tratta di polemiche vuote, il nome della mascotte è scelto dai bambini e questo ne sottolinea la spontaneità: si tratta di un personaggio allegro, carismatico e brillante, come è suggerito dalle sue origini napoletane. L’Expo è un evento che deve coinvolgere l’intera comunità internazionale in tutte le sue caratterizzazioni”.

Eppure pochi sanno che l’aglio è un vero e proprio patrimonio della cultura campana.

Addirittura Plinio il Vecchio parlava dell’aglio del Vesuvio, utilizzatissimo come una vera e propria panacea contro ogni male, oltre ad essere famoso come potente afrodisiaco e come ingrediente da gustare sul pane bruciato insieme ad olio e sale, candidandosi come l’antenato più antico della moderna bruschetta.

Per non parlare della Scuola di medicina di Salerno, specializzata nell’utilizzo dell’aglio del Vesuvio a scopi terapeutici; l’aglio era una pianta talmente miracolosa da ottenere poteri sovrannaturali nell’imaginario popolare: per combattere il malocchio, streghe, negromanti e fattucchiere recitavano una serie di parole magiche dopo aver creato pozioni con l’aglio.
E allora, alla prossima invocazione del Vesuvio, è il caso di dirlo: “aglio, fravaglio, fattura ca’ nun’ quaglia!