Tra amnistia e indulto chi pensa ai figli?

Amnistia o Indulto? Liberare detenuti a causa dell’inadeguatezza delle infrastrutture o trovare soluzioni alternative? L’opinione pubblica si divide tra etica e giustizia.

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L’attuale distorsione del Sistema Carcerario Italiano rappresenta uno dei tanti casi di mancanza di adeguate politiche sociali e di sviluppo del nostro Paese. E’di grande attualità lo stato di decadenza in cui versano le strutture penitenziarie distribuite sul territorio e, di conseguenza, l’assoluta invivibilità e disumanità in cui versano i detenuti, determinata anche da uno spaventoso sovraffollamento che rende le attuali strutture veri e propri lager.

La realtà è tale da spingere La Corte Europea dei diritti dell’uomo a condannare, con la cd. Sentenza Torregiani adottata l’8 gennaio 2013, lo Stato Italiano per la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani.

Amnistia o Indulto? Liberare detenuti a causa dell’inadeguatezza delle infrastrutture o trovare soluzioni alternative? L’opinione pubblica si divide tra etica e giustizia. Eppure è vero che la pena detentiva all’interno di un istituto carcerario ha come scopo principale quello di provvedere alla riabilitazione sociale e comportamentale del condannato, reinserendolo in maniera virtuosa nella società.

Se questo è vero come è vero, oggi in Italia viene meno lo stesso principio fondante del carcere che, paradossalmente, a causa delle condizioni disumane in cui versano gli “ospiti”, alimenta circuiti delinquenziali che producono come risultato “associazionismo” tra detenuti, aumento del livello di disprezzo sociale e di emarginazione, aumento delle probabilità di recidive e possibile distorsione sociale anche dei familiari del detenuto che, in una già precaria condizione familiare, possono sviluppare un senso di lotta ed allontanamento dalle Istituzioni.

A questo si aggiunga che la sentenza della Corte è considerata “pilota” e rappresenta un precedente giudiziario che espone lo Stato Italiano a numerose future azioni di risarcimento danni da parte dei detenuti, con alte probabilità di condanna per il nostro Paese e, di conseguenza, con una esposizione finanziaria non sostenibile nell’attuale condizione economica in cui versiamo.

Per tali motivi sociali, economici (ahimè ritengo quelli che maggiormente preoccupano la nostra classe dirigente) e giudiziari, soluzioni quali l’amnistia o l’indulto rappresentano, ad oggi, il tavolo di dibattito (vedi discussioni di questi giorni sul cd. Decreto svuota carceri) per ripristinare, almeno numericamente, le basilari condizioni di vivibilità dei nostri istituti di detenzione, sulla falsa riga di quanto già fatto, evidentemente inutilmente, nel 2006, dall’allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella quando, firmando la Legge 41/2006, attivò il provvedimento di indulto per migliaia di detenuti.

In questa terribile, amara, ed insoluta vicenda, tra posizioni discordanti e tecnicismi, tra amnistia e indulto chi pensa ai figli? I cittadini del futuro, un futuro negato come la loro fanciullezza vissuta in disastrate realtà economiche e familiari, con giorni senza gioia, istruiti in una scuola di rabbia e delinquenza che lascia negli occhi le immagini di orribili ed interminabili file e attese per incontrare il proprio genitore, per vedere nei loro occhi l’umiliazione di uomo privato della dignità che si deve anche ad un criminale.

Ma questa città, tra tanti disagi, ha sempre dimostrato di avere un cuore grande, e qualcuno, nei giorni di Natale, ha pensato proprio agli sfortunati figli dei detenuti del Carcere di Poggioreale,  una comunità di cittadini volenterosi e generosi ha raccolto giocattoli e doni per decine di ragazzi “disgraziati”, consegnandoli alla Pastorale Carceraria egregiamente guidata da Don Franco Esposito che, nel giorno dell’Epifania, ha provveduto a consegnarli e donare loro un breve sorriso in un giorno in cui la lontananza dal genitore diventa incolmabile e la Befana sarebbe stata attesa invano.

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(lettera di ringraziamento di Don Franco Esposito della Pastorale Carceraria a Padre Gennaro Matino ed alla sua comunità di volontari)