Alla ricerca dei fantasmi

Da

È notte ormai quando ci incontriamo, le luci della sera sono le ultime rimaste ad illuminare ciò che resta della giornata, le auto arrivano puntuali, Pino, Roberto, Sergio e Mario mi salutano da dietro al finestrino, salgo in auto con il respiro che produce l’ultima nuvola di fumo a causa del freddo, chiudo la porta e si parte.

Le auto sono piene di viveri, cibo caldo, acqua, coperte e vestiti, oggi andiamo alla ricerca di fantasmi.

I fantasmi sono quelli che li vedi solo di notte, quelli che di giorno ti accorgi della loro presenza solo per qualche carta lasciata in terra o per una macchia di urina in un angolo, andiamo ad aiutare gli ultimi fra gli ultimi, quelli che non hanno niente, quelli che non esistono, i senza tetto, barboni, clochard, senza fissa dimora, di nomi nel nostro vocabolario ne abbiamo tanti per identificare persone di cui non ci accorgiamo neanche dell’esistenza.

Comincia il giro, Molosiglio, Molo Beverello, via Marina, Via Costantinopoli, Via Foria, Galleria Principe di Napoli, via Morelli, Galleria Umberto I, durante il giorno percorse da migliaia di persone indaffarate e distratte di notte si trasformano in rifugi, case, frequentate da inquilini seriali, sai già che sono lì, sempre, perchè in una vita in cui non è certo neanche un letto su cui riposarsi una pensilina di un imbarco aliscafi può rappresentare una sicurezza.

I fantasmi si dividono in due grandi categorie, glielo leggi negli occhi, ci sono quelli che ormai sono abituati a vivere sulla strada, disinteressati al loro aspetto ed igiene, quasi sicuri e disinvolti nei loro accampamenti sono “serenamente” rassegnati al loro stato, e poi ci sono i novelli, smarriti ed impauriti, diffidano alle volte anche di ricevere aiuto ed assistenza, non sono abituati a questa nuova realtà e forse non lo saranno mai, hanno paura e non fanno gruppo con gli altri.

Fermiamo le auto. Non è necessario chiamarli o attirare la loro attenzione, nessuno si ferma dove sono loro, abbiamo subito la macchina circondata di persone, di occhi, di mani tese. Parliamo con loro mentre distribuiamo il pasto e scegliamo le coperte ed i vestiti di cui necessitano, entriamo nelle loro vite, ascoltiamo le loro storie.

Sono le storie di Simon, Adel, Jaidev, Felicia, Jacek e tanti, tanti altri. Li ascolti e capisci che la vita è un attimo che si consuma, che un secondo cambia tutto, come quello in cui il braccio di Jamal si ruppe mentre scaricava materiali pronti alla vendita, non può più lavorare, ha perso tutto stipendio e appartamento, non ha risparmi, la sua nuova casa è il Molo Beverello, non ha più nulla e non ha mai vissuto una esperienza così, è impaurito e dolorante, ha bisogno di scarpe e vestiti, di coperte per dormire, pensa alla Tunisia che ha lasciato anni fa alla ricerca di una vita più confortevole. Noi, a lui come agli altri, doniamo ciò che abbiamo, raccogliamo quel che rimane della loro storia e andiamo via tra saluti, ringraziamenti e la promessa che ritorneremo presto.

E cosi tra lacrime, sorrisi, ringraziamenti e promesse completiamo il giro notturno, abbiamo portato un pasto caldo a 40 persone stanotte, coperte, qualche indumento, un goccia nell’oceano, guardo pensieroso dal finestrino  le luci che scorrono veloci, passiamo davanti a numerosi edifici abbandonati ed inutilizzati della nostra città, almeno quello è un tetto penso, saluto i miei amici, salgo a casa, mia moglie è già nel letto, mi chiede come è andata, rispondo un “bene” non molto convinto, mi siedo nel salotto buio illuminato solo dall’albero di natale, le luci intermittenti illuminano il babbo natale sorridente appeso ad un ramo, io penso a Jamal.