Uno stabile senza stabilità.

Caos nel CdA del Teatro San Carlo. Ma lo scontro politico non deve, ancora una volta, danneggiare la cultura.

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Il Cda del Teatro San Carlo di Napoli si conclude, tra gli applausi, con dimissioni e “no”. No al decreto Valore Cultura, come aveva chiesto il Sindaco, Luigi de Magistris, e come volevano i dipendenti ed il loro rappresentanti. Il decreto prevedeva, semplificando, incentivi per il reperimento dell’informazione culturale e scientifica in Italia e, al rovescio, in relazione ad i servizi da garantire tagli alle buste paga e si è risolto con l’esultanza dei lavoratori e con le dimissioni del Governatore Stefano Caldoro, di Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia, del presidente della Camera di Commercio di Napoli Maurizio Maddaloni e di Riccardo Villari, già sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e nella tarda serata di Filippo Patroni Griffi, Ministro per la pubblica Amministrazione e la semplificazione.

Per un giovane, come per ognuno, che iniziative importanti vengano rallentate e provvedimenti legislativi d’ogni sorta non siano applicati per lotte politiche intestine, è una sconfitta, forse la sconfitta. Il San Carlo vede ancora minata la sua stabilità, dato che, oltre a dimettersi i rappresentati delle Istituzioni, si è “dimesso” anche il capitale. Una canna al vento, niente più e niente meno. Che utilità potrà infatti avere il vertice di oggi a Palazzo Chigi, che vedrà protagonista indiscusso l’abbandonato sindaco De Magistris? Il Decreto rappresenta un altro tentativo di rincorsa agli altri paesi europei, cercando di far fronte al problema stringente costituito dalle criticità, sempre più frequenti, relative alla regolare apertura al pubblico dei siti culturali e archeologici del nostro paese, valorizzare e sostenere economicamente i nostri beni e attività culturali più importanti e dare l’opportunità ai giovani, anche in settori come l’arte e la musica, di sviluppare le proprie potenzialità.

Ascoltare un concerto, assistere alla rappresentazione di un’opera lirica o di un balletto è una delle occasioni più soddisfacenti e formative della vita. Dalle note trasudano maestria, impegno, esperienza, passione. Dalle voci e dalla gestualità dei cantanti emozioni, sentimenti. Dai passi dei ballerini leggerezza e libertà, pesantezza ed oppressione. Ad ogni modo, dominano e si recepiscono sapienza, bellezza, cultura. E’ nostro compito esaltare luoghi in cui hanno raccolto alcune tra le loro più intense esperienze Paisiello, Rossini, Donizzetti, Martucci, Puccini, Giordano, Cilea.

E’ nostro compito apprezzare questo infinito patrimonio, che, pur invisibile, è costantemente presente. L’amore per la cultura, per l’arte, per la musica, non devono essere personali, devono essere resi visibili ed evidenti alla maggior parte. E’ tutta questa magnificenza, di cui siamo inconsapevolmente, forse immeritatamente, ma sicuramente eredi che deve essere il punto fermo per segnare la ripartenza di un popolo, di una città, di una nazione. Facciamoci sovrastare e comandare da questa infinita bellezza, che sentiremo nostra anche soltanto entrando al San Carlo, così come in qualunque altro teatro, museo, mostra, galleria o chiesa. Facciamo si che la meravigliosa esperienza dell’arte possa essere rispettata, portata in alto, metabolizzata e custodita, in modo che delibere negative, lotte ed opinioni politiche possano essere un giusto corollario e non l’elemento portante.

Facciamo si che il giusto intervento delle istituzioni nella gestioni degli enti culturali non diventi, se pur necessario in tempi di crisi, soltanto l’ennesimo calcolo economico, ma che le Istituzione, prime fra tutti dimostrino anche amore e predisposizione per la cultura.